• Nuova soglia del contante – 2016

    Nuovi limiti per l’utilizzo del denaro contante (ex art. 46 co. 1 del Ddl. di stabilità 2016)

    Il limite per l’utilizzo del denaro contante è innalzato da 999,99 a 2.999,99 euro.
    In particolare, ai sensi del “nuovo” art. 49 co. 1 del DLgs. 231/2007, a decorrere dall’1.1.2016, sarà vietato trasferire denaro contante o libretti di deposito bancari o postali al portatore o titoli al portatore in euro o in valuta estera, a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento sarà complessivamente pari o superiore a 1.000,00 euro.

    Cambiavalute
    Il medesimo limite varrà per la negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta svolta dai soggetti iscritti nella sezione prevista dall’art. 17-bis del DLgs. 141/2010 (cambiavalute); in tal caso, il limite attuale è di 2.499,99 euro.

    Assegni bancari, circolari e vaglia postali e cambiari
    Resta immutato, a 1.000,00 euro, l’importo a partire dal quale gli assegni bancari e postali e gli assegni circolari ed i vaglia postali e cambiari devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità.

    Saldo dei libretti di deposito al portatore
    Del pari, resta fermo a 999,99 euro il limite del saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore.

    Canoni di locazione e settore dell’autotrasporto
    È prevista, inoltre, l’abrogazione dei seguenti articoli:

    • 12 co. 1.1 del DL 201/2011 convertito, ai sensi del quale, in deroga alla previsione di carattere generale, i pagamenti riguardanti canoni di locazione di unità abitative, fatta eccezione per quelli di alloggi di edilizia residenziale pubblica, sono corrisposti obbligatoriamente, quale ne sia l’importo, in forme e modalità che escludano l’uso del contante e ne assicurino la tracciabilità anche ai fini della asseverazione dei patti contrattuali per l’ottenimento delle agevolazioni e delle detrazioni fiscali da parte del locatore e del conduttore;
    • 32-bis co. 4 del DL 133/2014 convertito, ai sensi del quale tutti i soggetti della filiera dei trasporti provvedono al pagamento del corrispettivo per le prestazioni rese in adempimento di un contratto di trasporto di merci su strada utilizzando strumenti elettronici di pagamento, ovvero il canale bancario attraverso assegni, bonifici bancari o postali, e comunque ogni altro strumento idoneo a garantire la piena tracciabilità delle operazioni, indipendentemente dall’ammontare dell’importo dovuto. Per le violazioni di tale ultima prescrizione è espressamente sancita l’applicazione del solo art. 51 co. 1 del DLgs. 231/2007, sulla comunicazione alle competenti Ragionerie territoriali dello Stato delle violazioni all’utilizzo del contante rilevate dai soggetti destinatari del DLgs. 231/2001.

    Si tratta di due disposizioni che hanno destato forti perplessità. In entrambi i casi, infatti, è emersa la problematica utilizzazione del dato normativo a supporto di un intervento sanzionatorio per trasferimenti di contanti di importo “inferiore” a 1.000 euro (difficoltà confermata, in relazione al primo caso, dalla Nota 5.2.2014 prot. n. 10492 del Ministero dell’Economia e delle Finanze).

    Inapplicabilità del principio del “favor rei”
    Si evidenzia, infine, la giurisprudenza di legittimità sia consolidata nello stabilire che, nella materia degli illeciti amministrativi, i principi di legalità, di irretroattività e di divieto di applicazione analogica, risultanti dall’art. 1 della L. 689/81, comportano l’assoggettamento della condotta addebitata alla legge del tempo del suo verificarsi, con la conseguente inapplicabilità della disciplina posteriore più favorevole, cioè del principio del “favor rei”.
    A fronte di ciò, non sembra il caso di confidare eccessivamente nell’impostazione della Commissione consultiva e ritenersi fin da subito “autorizzati” ad operare in contanti per importi compresi tra 1.000,00 e 2.999,99 euro. Oltre alla banale osservazione che, fino all’approvazione definitiva della legge di stabilità, non è certo che la previsione normativa faccia ingresso nell’ordinamento, occorre anche considerare che i funzionari pubblici potrebbero essere comunque indotti a comminare le previste sanzioni per le condotte in questione perpetrate ante 1.1.2016 al fine di evitare il rischio di essere tenuti al risarcimento del danno erariale costituito dal mancato introito delle somme corrispondenti (appunto) alle sanzioni.

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